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A due passi dalle grandi città e dal mare sorge Spilimbergo, una fra le più belle e interessanti città d'arte dell’alta pianura friulana, situata sulla sponda del fiume Tagliamento. Borgo di antiche origini, ebbe grande splendore nel Medioevo e nel Rinascimento. Il centro urbano, infatti, conserva l’originale impianto medievale e una continua opera di restauro ha consentito di valorizzare le opere dei numerosi artisti che si sono succeduti nei secoli.
Spilimbergo è conosciuta come la “Città del mosaico” perché qui è attiva, dal 1922, la Scuola di Mosaico, un’istituto unico nel suo genere, depositario di una grande tradizione artistica che si ricollega a quella di Aquileia, di Bisanzio, di Ravenna e di Venezia. Frequentata da allievi italiani e stranieri, ha realizzato opere imponenti e preziose che abbelliscono aeroporti, università, regge, stadi, moschee e cattedrali: dai mosaici del Foro Italico in Roma, a quelli della Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme, alle decorazioni pavimentali del grande Hotel Kawakyu in Giappone. Ma il mosaico è solo una delle caratteristiche che fanno di Spilimbergo una tra le cittadine più eminenti del Friuli.
Nei secoli la città dovette essere, se non proprio centro di primaria grandezza, cittadina estremamente vivace sul piano culturale, patria di pittori di scarsa fama ma residenza temporanea di alcuni tra i maggiori artisti delle varie epoche come Bellunello e Pilacorte, Pietro da S. Vito e Giovanni Antonio Pordenone. I documenti del Trecento attestano soltanto nomi di artisti sconosciuti che servono, se non altro, a testimoniare la presenza della cittadina nella cultura figurativa del Friuli.
E’ con i secoli XV e XVI che Spilimbergo conobbe il suo massimo splendore. Passata sotto il controllo di Venezia (1420), nella cittadina fiorì anche la vita culturale e sociale. Da tutta la regione giunsero i maggiori artisti dell’epoca, per impreziosire luoghi di culto e palazzi privati. Infatti fuori della Torre Orientale, in Borgo di Mezzo e in Borgo Nuovo, le famiglie della nuova nobiltà edificarono tra il '500 e il '700 i loro palazzi come Palazzo Lepido (sede delle Biblioteca civica), il Palazzo Marsoni - Asquini, il Palazzo Monaco con la facciata affrescata e il Palazzo Stella.
Il monumento più importante della città, il Duomo di Santa Maria Maggiore, conserva numerose opere d'arte: il portale settentrionale di Zenone da Campione; gli imponenti affreschi dell'abside, realizzati dagli allievi della bottega di Vitale da Bologna; l’organo monumentale dipinto dal Pordenone; le sculture del Pilacorte; oltre a tele di numerosi artisti, tra cui Giovanni Martini e Joseph Heintz il Giovane. Erano inoltre presenti nella cittadina e sul territorio spilimberghese l’intagliatore Marco Cozzi, autore del coro ligneo; Andrea Bellunello a cui sono attribuiti gli affreschi del Palazzo Dipinto; Pomponio Amalteo, attivo nella chiesa di Baseglia; Gaspare Narvesa, che eseguì diversi lavori nelle chiese spilimberghesi.
Nel ‘500 fiorì anche la breve stagione della contessina Irene.
Figlia di Adriano da Spilimbergo e della veneziana Giulia da Ponte, spirito gentile e sensibile, fu educata alle arti (suo maestro fu il Tiziano), ma non riuscì a mantenere le promesse cui tutti guardavano: appena ventenne, alla vigilia delle nozze morì. La sua morte avvenuta a Venezia nel 1559, celebrata dalle penne dei maggiori scrittori italiani dell'epoca, aveva richiamato anche l'attenzione del Vasari che la definisce "vergine bellissima, letterata, musica ed incamminata nel disegno". Il suo nome si perpetua oggi nella scuola di mosaico, a lei intitolata.
A Spilimbergo furono anche istituite una schola cantorum e un’accademia umanistica. Per la scuola corale furono realizzati degli antifonari preziosamente miniati, un organo monumentale e un prezioso coro ligneo completamente intarsiato e intagliato. L’Accademia Parteniana era una prestigiosa scuola dove si insegnava latino, greco ed ebraico ai rampolli delle famiglie nobili e fu ospitata per qualche periodo nel Palazzo degli Spilimbergo di Sopra. Tra i letterati si ricordano Gian Domenico Cancianini, Eusebio Stella e Bernadino Partenio, fondatore dell’omonima accademia.
Nel ‘700 si registrò un debole tentativo di rinascita culturale e scientifica. Fu in questo tempo che si costituì anche a Spilimbergo un’accademia letteraria e teatrale, il nobile Stella sviluppò i suoi studi fisici e filosofici e Santorini sperimentò una nuova macchina per la trattura della seta, destinata a diventare in breve il nervo dell’economia friulana.
Ai nostri giorni opera a Spilimbergo un vivace gruppo di artisti tra cui spicca la figura di Italo Furlan. La città inoltre si affida sempre più all’arte della fotografia: negli anni' 50 nasce il "Gruppo Friulano per una Nuova Fotografia". Quell'evento fu estremamente fertile, poiché riuscì allora a catalizzare l'attenzione di alcuni tra i più impegnati fotografi italiani come Roiter, Del Tin, Migliori, Berengo Gardin, Bruno, Ferri, Bevilacqua, che si unirono agli spilimberghesi come i fratelli Gianni e Giuliano Borghesan, Aldo Beltrame e Italo Zannier. Quest’ultimo è considerato uno dei padri fondatori della storia della fotografia italiana, disciplina con la quale ha interagito dapprima come fotografo, in seguito come critico e storico e infine come docente in varie università italiane. È stato anche promotore e anima del Centro di Ricerca e Archiviazione della fotografia (C.R.A.F.). Grazie a questa istituzione, Spilimbergo e lo spilimberghese sono diventati uno dei principali centri di diffusione della cultura fotografica in Italia e all’estero.
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