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Il duomo di S.Maria Maggiore

 

Santa Cecilia


spilimbergoÈ la più antica tra le chiese di Spilimbergo essendo documentata fin dal 3 dicembre 1271, ben tredici anni prima della costruzione del Duomo.
La chiesetta è situata fra il Duomo e il fossato del Castello, quasi del tutto nascosta al visitatore che si trovi nella Piazza.
Semplice nell’architettura, è abbelllita all’esterno da due finestrelle, da un’originale cornice pensile a mattoni e a settentrione da una porta ornata da due enigmatiche sculture di pietra. All’interno sono presenti affreschi del secolo XIV e una pala incompiuta di Gasparo Narvesa del 1595. Mutilata dell’abside alla fine del ‘500 e del campanile nella seconda metà dell’800, la chiesetta è stata oggetto di restauro nel biennio 1978-80.


Santi Pantaleone e Giuseppe (dei Frati)


spilimbergoL'edificazione di questa chiesa iniziò nel 1326, in seguito alla donazione che i Signori di Spilimbergo fecero al Vescovo di Concordia, offrendo in dono la casa dell'ospedale (realizzata e gestita dalla Confraternita dei Battuti) e il terreno circostante, dove fu costruita appunto la chiesa, originariamente intitolata a San Pantaleone martire.
Nel 1327 la chiesa venne consacrata, sebbene non ancora terminata, e affidata alla Confraternita dei Battuti fino al 1342. Da allora l’avvicendamento dei vari ordini religiosi ha finito per incidere sulla stessa denominazione del tempio (popolarmente chiamata “Chiesa dei Frati”) a scapito dell’originario titolo di S. Pantaleone e di quello moderno di S. Giuseppe che non ha avuto fortuna.
La chiesa venne più volte restaurata e trasformata, soprattutto nel XVIII secolo, quando fu ampliata l’abside e di recente sono state realizzate dalla Scuola di Mosaico le stazioni della Via Crucis.
L’edificio è molto sobrio sia all’esterno che all’interno. La pianta è rettangolare e la facciata è a capanna; una statua di sant’Agostino, datata 1730, è posta sopra al portale del 1523. L’interno, a navata unica e soffitto a capriate, presenta dipinti di Gaspare Narvesa e di ignoti maestri del XVIII secolo.
Ciò che di gran lunga arricchisce l'edificio sacro è la presenza del Coro Ligneo, intarsiato per il Duomo dal maestro vicentino Marco Cozzi tra il 1475 e il 1477 e poi qui trasferito nel 1959. Considerato il più bell’esempio del genere che si conservi in Friuli, il coro è diviso in ventiquattro stalli con figure in altorilievo, vedute architettoniche ed una fastosa decorazione.
A completare il patrimonio della chiesa è il monumentale organo meccanico a tre manuali, opera realizzata da Gustavo e Francesco Zanin di Codroipo e qui collocato nel 1981.

 

San Giovanni Battista dei Battuti


spilimbergoL’originaria chiesa fu edificata verso il 1346 dalla Confraternita dei Battuti, che nel 1325 aveva eretto nelle vicinanze un ospedale, una casa ospizio per bisognosi, poveri, pellegrini e ammalati. La chiesa, originariamente costruita in stile romanico-gotico, nei secoli fu soggetta a successivi lavori di ricostruzione; nel 1875 venne demolita la loggetta ad archi gotici, luogo nel quale si riuniva il popolo manifestando contro lo strapotere feudale.
Oggi la chiesa si presenta a pianta rettangolare, con interno ad aula unica e in stile barocco; gli affreschi sul soffitto (1746) rappresentano l’Assunzione della Vergine, l’Elemosina e la Decollazione di s. Giovanni e furono realizzati da Giuseppe Buzzi, il quale riprodusse i bozzetti del Tiepolo per il duomo di San Daniele del Friuli.
L’altare maggiore in marmi policromi è posto davanti all’affresco della Crocifissione, riportato alla luce in un momento successivo; quest’opera, realizzata da un pittore d’oltralpe del XV secolo, esprime con maestria tutta la drammaticità della scena. Sono poi presenti due tele: l’Adorazione dei pastori e l’Adorazione dei Magi e una pala appartenente a Gaspare Narvesa, raffigurante la Visitazione di Maria a sant’Elisabetta datata 1588. Ad arricchire ulteriormente l’edificio sacro, mantenendo comunque la sobrietà dell’ambiente, sono presenti tre altari settecenteschi finemente realizzati e un crocefisso ligneo, intagliato da Giacomo Onesti.
Esternamente si può ammirare il portale in pietra, sormontato dal blasone della Confraternita dei Battuti, con indice e medio alzati, e il cartiglio. Sull’architrave è inciso l’invito evangelico: “Parate viam domini”.
Oggi la chiesa è dedicata ai caduti di tutte le guerre.

 

Santuario dell’Ancona


spilimbergoLa chiesetta dedicata a Santa Sàbida (Sabbata), una santa forse riconducibile a culti precristiani legati ai corsi dei fiumi, venne edificata in corrispondenza del punto in cui dopo aver attraversato il guado del Tagliamento il viandante intraprendeva la salita verso il paese. Nel 1597 fu dedicata alla Madonna della Mercede venerata come protettrice da coloro che avevano superato indenni il guado del fiume.
Per i viandanti che entravano a Spilimbergo attraversato il guado, era il tempio dove ringraziare la Madonna per la protezione e per lo scampato pericolo rappresentato dalla perdita del carico, da annegamenti o incidenti. Molti vi deponevano ex voto, tavolette dipinte di gusto popolare, come forma di ringraziamento e di devozione (ora raccolti e conservati nell’archivio parrocchiale). Era dunque un punto d’incontro, di scambi commerciali e di preghiera.
Oggi la chiesa, molto semplice e sobria, poggia su una pianta regolare e si presenta con un’unica aula. Esternamente è possibile ammirare un grazioso portichetto sorretto da cinque colonne e a metà del lato sinistro si innalza il campanile.
All’interno si trova un altare in marmi policromi e un affresco di fine Quattrocento raffigurante la Madonna con Bambino e due angioletti.
Nel 1687 l’Ancona venne ampliata con una loggia, al fine di ospitare il numero sempre più grande di fedeli, che si riunivano. Successivamente venne restaurata e ampliata più volte fino al 1968, quando venne inaugurata; nel 1976 venne distrutta dal terremoto e finalmente nel 1978 riacquistò l’antico splendore.
Per la sua bellezza e la sua posizione panoramica sul Tagliamento, l’Ancona è per antonomasia considerata a livello locale la chiesetta degli innamorati.


San Rocco


spilimbergoNel 1533 su Spilimbergo si abbattè una pestilenza che provocò la morte di 450 persone in soli tre mesi. La popolazione si riunì per un voto alla Madonna e a san Rocco al fine di liberare gli spilimberghesi dalla pestilenza attraverso la costruzione di una chiesa in loro onore.
La tradizione infatti vuole che san Rocco, durante il ritorno in Francia da un pellegrinaggio, trovando una città devastata dalla peste, abbia confortato gli appestati e li abbia guariti ponendo sulle loro fronti il segno della croce; proseguendo poi il suo viaggio si accorse di essere stato lui stesso contagiato dalla malattia e, per non diffondere il male, si rifugiò in un bosco. Qui un angelo lo consolò e lo guarì, mentre un cane gli portava quotidianamente una pagnotta di pane. San Rocco quindi incarnava lo specifico taumaturgo per la peste e in questo senso prese il posto di san Sebastiano nella devozione popolare.
La chiesa di san Rocco, eretta appena fuori dalla terza cinta muraria, venne terminata nel 1536. L’edificio era molto semplice: pianta rettangolare e altare unico, completato con le rappresentazioni di san Rocco (realizzato da Gaspare Narvesa) e Floriano (santo invocato contro le malattie epidemiche soprattutto in Friuli) e con la Vergine della Salute posta in alto. Nel XIX secolo subì importanti modifiche: fu ultimata la costruzione del campanile in forme neo-gotiche e rifatta la facciata in stile rinascimentale, con conseguente eliminazione del portico esterno.
Durante la prima guerra mondiale fu requisita come le altre chiese e adibita a magazzino; nel 1922 venne finalmente restaurata. All’interno si conserva anche una pala di Umberto Martina del 1922 e tre vetrate istoriate con l’Annunciazione e san Rocco (2001).
Nella tradizione sociale spilimberghese, san Rocco è sempre stata la chiesa popolare per eccellenza; mentre il Duomo era la chiesa dei conti e san Pantaleone (dei Frati) era quella delle famiglie bene.

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