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I cibi

 

Spilimbergo e il territorio circostante vantano un vivace e vario panorama enogastronomico in grado di assecondare i più diversi tipi di aspettative. Nello spilimberghese si può passare dai ristoranti di alto livello alle trattorie con cucina casalinga, dalle osterie in cui si possono assaggiare spuntini con prodotti tipici, ai locali che offrono cucina internazionale.


I prodotti e i piatti tipici della zona, nonostante le influenze straniere subite nei secoli, hanno sempre mantenuto le loro caratteristiche di semplicità e sobrietà. Alcune di queste pietanze fanno assaporare sapori e profumi di un tempo passato ma ancora attuale.


Molto gustose sono le specialità della tradizione friulana: dai cjalçions, agnolotti ripieni dolci o salati, alla minestra di orzo e fagioli, dal frico al salame con l’aceto, dalle frittate di erbe al capriolo con la polenta, dal musetto con la brovada al formaggio Montasio. Ma ogni località conosce delle pietanze particolarissime come la pitina di Tramonti, una polpetta a base di carne di montone o pecora affumicate e speziate; la balote di Clauzetto, un grosso gnocco di polenta farcita con formaggio piccante.

 

Caratteristica della città di Spilimbergo è la predilezione per le trippe e il baccalà, piatti poveri che venivano preparati nei Bacheri, locali tipici di fine Ottocento, dove si smerciavano anche olio d’oliva e vini liquorosi. Di questi locali ne furono aperti più di una decina in poco tempo; ora, però, ne è rimasto funzionante uno solo, che costituisce un’attrazione unica in tutto il Friuli. Lis tripis e il bacalà sono due piatti semplici recentemente scoperti e rivalutati. Le trippe sono preparate con abbondante sugo e cosparse di formaggio grattuggiato. Il baccalà, ovvero il merluzzo essicato messo a mollo e cotto in olio extravergine, si può gustare alla vicentica o mantecato.


Da rilevare, però, che la città è sede anche di una qualificata attività di lavorazione di carni suine. La norcineria è un’arte raffinata che da sempre raggiunge livelli di eccellenza: in parte fornisce i prosciuttifici di San Daniele del Friuli e in parte si esprime nella produzione in loco di insaccati di alta qualità come salami, salsicce e musetti. Il muset è un insaccato di maiale che, come dice il nome, viene confezionato soprattutto con molte parti del muso (escluse le orecchie). Alla carne e alle cotenne macinate si uniscono “droghe aromatiche” come cannella, coriandolo, chiodi di garofano, noce moscata, pepe. Questo prodotto si può gustare con la polenta o con la brovade, contorno a base di rape grattuggiate che, dopo lunga macerazione nelle vinacce, assumono il caratteristico sapore aspro.


Un altro elemento tipico sono i formaggi. Questi ultimi sono sempre stati un elemento fondamentale nell’alimentazione friulana. Ve ne sono di parecchi tipi freschi ed invecchiati e tra le varie scelte che la tradizione casearia locale propone i più rappresentativi sono il Montasio e il formaggio Asìno. Il Montasio è, per i friulani, il formaggio per antonomasia e trae il suo nome dal massiccio del Montasio, in Friuli, dove veniva anticamente prodotto. Si ottiene lavorando il latte fresco del mattino con quello munto la sera precedente. É inoltre garantito dall’Unione Europea, perché è uno dei pochi prodotti D.O.P., a Denominazione d’Origine Protetta. Il formaggio Asìno è una varietà particolarmente gustosa e saporita del formaggio salato. Viene prodotto per immersione della forma cagliata in giornata in una salamoia di acqua, sale, panna e latte. Un altro prodotto ottenuto con il formaggio è il frico. In Friuli è proposto in due versioni: il frico morbido si prepara con formaggio di diversa stagionatura, patate, cipolla, olio e sale e si presenta come una grossa fritttata. Il frico friabile invece è molto sottile e, a differenza del primo, non ha fra gli ingredienti le patate ma è fatto di solo formaggio.


Parlando di cucina tradizionale friulana è impossibile non menzionare la polenta, piatto a base di farina di mais, bianca o gialla, cotta in acqua leggermente salata che accompagna la maggior parte dei piatti locali. Prima che gli spagnoli importassero il mais, veniva preparata con farina di spelta o saggina. Il mais venne introdotto tardi nelle campagne friulane ma, fin dal XVII secolo, sostituì la farina di frumento sempre più rara nelle tavole dei contadini salvandoli dalla morte per fame.
A Spilimbergo inoltre è possibile gustare il Dolce di Spilimbergo: è una torta leggera e delicata, preparata da una sfoglia leggera con un cuore di crema di mandorle.

 

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