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Il territorio della città di Spilimbergo ha una millenaria continuità abitativa, dovuta alla favorevole ubicazione del sito, ricco di acque e di boschi. Ciò è testimoniato nelle vicinanze dalla presenza del castelliere di Gradisca, un insediamento protostorico le cui tracce risalgono al XII secolo a.C., edificato alla confluenza del torrente Cosa con il Tagliamento e abitato a più riprese fino all’epoca romana. Sempre all’epoca romana, se non precedente, risalgono gli insediamenti originari dei paesi contermini.
La storia della città di Spilimbergo comincia (o ricomincia) con il Medioevo. Verso l’XI secolo, durante le lotte tra Papato e Impero, qui fu inviata una famiglia di nobili carinziani, fedeli all’imperatore, che edificarono un castello sopra un promontorio a guardia del guado sul fiume Tagliamento, chiamato Spengenberg. Il primo documento che riporta il nome del castrum de Spengenberg è datato 1120.
Un periodo di grande sviluppo economico segnò la storia della città soprattutto nel corso del Due e Trecento, e in misura minore nei secoli successivi. Gli Spengenberg erano infatti a capo di un grosso feudo e Spilimbergo si trovò a essere il mercato naturale di confluenza di tutte le attività e le produzioni del territorio, oltre che luogo di scambio privilegiato per la sua posizione geografica. Attorno al castello si sviluppò il Borgo Vecchio, che con la larga piazza era il centro delle attività amministrative ed economiche: proprio qui, sotto un porticato, è tuttora incisa la Macia, un’antica unità di misura di lunghezza per stoffe, diventata oggi il simbolo storico della città. Come conseguenza dello sviluppo commerciale, il piccolo abitato crebbe a dismisura, tanto che furono erette tre successive cinte murate: sorsero così il Borgo Orientale e il Borgo Nuovo. Ai margini dei borghi principali, si svilupparono anche il Broiluccio (ora piazza Borgolucido) e il borgo popolano della Valbruna.
Nel 1420 la città, come peraltro tutta la Patria del Friuli, passò sotto il dominio della Serenissima e ne seguì le sorti con alterne fortune. Tra il XV e XVI secolo a Spilimbergo fiorì anche la vita culturale e sociale. Da tutta la regione giunsero i maggiori artisti dell’epoca, per impreziosire luoghi di culto e palazzi privati. Furono istituiti una schola cantorum e un’accademia di studi umanistici, diretta da Bernardino Partenio, dove si insegnava il latino, il greco e l’ebraico.
Sulla soglia del secolo dei lumi e con il cambiare del clima economico e sociale, le famiglie borghesi più in vista acquistarono titoli di nobiltà e si aprì un confronto, a volte anche molto acceso, tra loro e i conti di Spilimbergo per il controllo della città.
Col trattato di Campoformido del 1797 Spilimbergo passò all'Austria e in quegli anni tumultuosi anche qui si manifestarono fermenti liberali di notevole interesse. Alcuni Spilimberghesi infatti furono tra i principali animatori dei moti risorgimentali del 1848, come Gian Battista Cavedalis e Leonardo Andervolti che ricoprirono un ruolo importantissimo nella resistenza contro gli Austriaci a Osoppo e a Venezia.
Dopo l’annessione della regione all’Italia nel 1866, l’arrivo delle prime industrie e della ferrovia determinarono un radicale cambiamento nella città, che uscì fuori dalla sue secolari mura, aprì nuove strade e richiamò nuove famiglie dal territorio vicino.
Spilimbergo, da quell’umile borgo che era, attraverso graduali passaggi, è diventata “Città” nel 1968 e attualmente conta quasi 12.000 abitanti su una superficie di 72 km quadrati. Vi fanno parte le frazioni di Barbeano, Baseglia, Gaio, Gradisca, Istrago, Tauriano e Vacile.
Così, assecondando il lento fluire dei secoli, Spilimbergo continua ad andare avanti anche se il suo volto più vero è quello che quotidianamente si rispecchia in quei monumenti che attestano un passato degno di memoria.
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